Asso­ci­azione Nazionale Par­ti­giani d’Italia

Sezione di Montignoso

Museo Linea Gotica

Leggi tutto

TUO FIGLIO E’ TRA I MORTI

Questo primo sole, tra i rami esili

dei faggi spogli,

ha già un tepore di pri­mav­era, un odore

vivo, di foglie cadute che diven­tano terriccio,

di radici avide, di germogli.

Figlio, come diversa, per me, questa da tutte le altre primavere.

Mai avevo saputo il pro­fumo del primo rag­gio fecondo.

Il mondo, per me, era la nos­tra casa

e l’odore del foco­lare e del bucato

e del lardo appeso sotto la cappa del camino

e del fiore reciso che langue nell’acqua torbida

e del lumino

davanti al Sacro Cuore di Gesù.

E tu, figlio, coi tuoi capelli odor­osi di vita,

ser­ravi le finestre

per­ché il pro­fumo angusto e dolce del foco­lare non si sperdesse.

E quando quella sera ven­nero a pren­derti, rimasi smarrita

per lo stu­pore: “Che cosa ha fatto?”.

E tu esi­tavi, e mi guar­davi, distratto

dal mio dolore.

“Non è nulla, mamma. E’ un errore.

Torno subito”.

Allora, per­ché indugiavi, il tedesco ti per­cosse. Ed io piansi.

“Ma ha sedici anni, signore!

Che può aver fatto?”

Oh quante cose avevi fatto, figlio,

oltre le finestre chiuse!

E’ tiepido, questo sole. Asci­uga le foglie di fag­gio, che crepitano

sotto il passo guardingo dei compagni:

le armi sono cariche.

Scen­der­anno tra poco.

E quando più tardi (io attiz­zavo il fuoco

e cuo­cevo la zuppa per te, figlio; non è possibile

che tu non tor­nassi, subito)

quando più tardi ven­nero a dirmi: “Tuo figlio è tra i morti

sulla piazza, in paese”, io non capivo ancora.

E aggiunsi legna nel focolare

come se tu dovessi tornare,

figlio. E misi il man­tello e i guanti di lana

e presi la borsa, per scen­dere nel paese;

e mi avviai fuori dell’uscio, nella tramontana

fredda, col mio stu­pore senza fine.

Quando appog­giai il tuo capo pesante sul mio braccio

i tuoi capelli sape­vano di sangue e di terra.

Come queste foglie morte di faggio

molli ai ger­mogli nuovi di primavera.

di Joyce Sal­vadori Lussu, par­ti­giana e poet­essa ital­iana, medaglia d’argento

al Valor Militare,capitano nelle brigate Gius­tizia e Libertà.

OMAG­GIO ALLE RAGAZZE DELLA LIBERAZIONE

Citazioni tratte da “Io sono l’ultimo”, a cura di Faure, Liparoto, Papi; Ein­audi, 2012

70.000 donne nei gruppi di difesa della donna, 35.000 par­ti­giane com­bat­tenti, 4.635 donne arrestate, tor­tu­rate, con­dan­nate durante la Resistenza, 623 donne fucilate o cadute in com­bat­ti­mento, 2.750 donne depor­tate dai nazisti, 19 donne dec­o­rate di Medaglia d’Oro al Valor Mil­itare (di cui 12 alla memo­ria), 52 dec­o­rate di Medaglia d’Argento, 15 dec­o­rate con la stella d’oro del Comando delle Brigate Garibaldi.

Era un mondo maschilista. Soltanto fra i par­ti­giani la donna aveva diritti, era un com­pagno di lotta. La Resistenza ci ha fatto capire che nella soci­età pote­vamo avere un posto diverso. I diritti par­i­tari garan­titi dalla Cos­ti­tuzione non sono stati un regalo, ma una con­quista e un riconosci­mento per ciò che le donne hanno fatto nella Lib­er­azione”. (Anita Malavasi “Laila”, 19212011)

Dei mesi di vita par­ti­giana mi è rimasto nel cuore il calore di quel vivere insieme, sem­pre pre­cario ma molto sol­i­dale. Non potete immag­inare quante atten­zioni avessero per me e il bam­bino quando dovemmo vivere all’aperto. La lotta armata era per noi una neces­sità dura, dalla quale sper­avamo di uscire al più presto per vivere in una soci­età senza odio”. (Didala Ghi­lar­ducci, 19212012)

Moti­vazione Medaglia d’oro al Valor Militare

Provin­cia di Massa-​Carrara

“Ardente foco­lare di vivido fuoco, all’inizio dell’oppressione nazi-​fascista spri­gionò la scin­tilla che infi­ammo i suoi figli alla resistenza.Vinse la fame con il leggen­dario sac­ri­fi­cio delle sue donne e dei suoi ragazzi san­guinanti sugli impervi sen­tieri; subì dovunque stragi, dev­as­tazioni e rap­pre­saglie atroci; si abbar­bicò alle natie mon­tagne facendo del gruppo delle Apuane la cit­tadella inespug­nata della lib­ertà. In epici com­bat­ti­menti irrise per nove mesi al nemico e lo vinse; san­tificò il suo dolore ed il sangue dei suoi caduti, offren­doli come olo­causto alla difesa della pro­pria terra ed alla reden­zione della Patria.”

Massa, il Castello Malaspina. Sullo sfondo il Monte Tam­bura sulle Alpi Apuane

Car­rara, la statua del Net­tuno di fronte al Duomo,

Set­tem­bre 1943 – aprile 1945

Moti­vazione Medaglia d’oro al Valor Civile

Comune di Mon­tig­noso (MS)

“Cen­tro strate­gi­ca­mente impor­tante per l’esercito tedesco impeg­nato sul fronte occi­den­tale della Linea Got­ica, fu oggetto di vio­lenti ras­trel­la­menti e razzie da parte delle truppe naziste e di sel­vaggi bom­bar­da­menti che provo­carono numerose vit­time civili e la quasi totale dis­truzione dell’abitato. Con­tribuì gen­erosa­mente alla guerra di lib­er­azione con la cos­ti­tuzione di vari reparti par­ti­giani, subendo feroci rap­pre­saglie che causarono la morte di numerosi ed eroici cittadini”.

Il Monte Car­chio

La Villa Schiff Giorgini, attuale sede del Municipio

Set­tem­bre 1944/​Aprile 1945 — Mon­tig­noso (MS)