Asso­ci­azione Nazionale Par­ti­giani d’Italia

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Il “Coman­dante Gallo” nella Resistenza Italiana

IL COMAN­DANTE GALLO (19001980)

Il Coman­dante Gallo non si las­ciò vin­cere dalla paura per­ché come recita una can­zone che can­ta­vano le brigate inter­nazion­al­iste nella guerra civile spag­nola: IL GALLO NERO E’ FORTE, MA QUELLO ROSSO E’ CORAGGIOSO.

Un grande ital­iano (il Coman­dante Gallo) che merita una mag­giore atten­zione per il suo grande apporto alla Lotta di Lib­er­azione, alla rinascita della democrazia e alla ricon­quista di una dig­nità che il Paese aveva per­duto con la polit­ica di aggres­sione con­dotta dal fas­cismo. Dalla Mosca del Com­intern alla Parigi del Fronte popo­lare, dalla guerra di Spagna – durante la quale è alla testa delle Brigate inter­nazion­ali – alla Resistenza – che pure lo vede al ver­tice delle Brigate Garibaldi e del Corpo Volon­tari della Lib­ertà –, “Gallo” vive da pro­tag­o­nista momenti deci­sivi del sec­olo breve, assieme alla sua com­pagna Teresa Noce e ad altri diri­genti comu­nisti come Pietro Sec­chia e Palmiro Togli­atti, col quale pro­prio in questi anni si delinea un asse des­ti­nato a durare anche nel sec­ondo dopoguerra.

La vita di Luigi Longo si iden­ti­fica in misura ril­e­vante con la sto­ria del Par­tito Comu­nista Ital­iano ma rap­p­re­senta anche un itin­er­ario emblem­atico della sto­ria del novecento.

Nel suo ricordo dedichi­amo una breve biografia curata dal pres­i­dente dell’A.N.P.I. di Mon­tig­noso Pier­carlo Alber­tosi che è stata pub­bli­cata per la prima volta nel 2004 sul sito dell’Associazione Luigi Longo con sede in Firenze.

LUIGI LONGO (19001980), nasce in provin­cia d’Alessandria, a Fubine di Mon­fer­rato, il 15 marzo 1900, da famiglia di con­ta­dini pic­coli pro­pri­etari. Pochi anni dopo si trasferisce a Torino, dove il padre Giuseppe apre una mescita di vino nei pressi dello sta­bil­i­mento Grandi Motori Fiat aperto da poco.

Anche la famiglia Longo, come tan­tis­sime in quell’epoca, con­duce una vita dig­ni­tosa ma tra grandi ristret­tezze eco­nomiche; con sac­ri­fici riesce a fare stu­di­are Luigi, unico figlio mas­chio men­tre le due sorelle avviano pic­cole attiv­ità com­mer­ciali nei pressi di piazza del Duomo.

Stu­dente al Politec­nico di Torino, Longo fre­quenta a Parma anche la Scuola Mil­itare per uffi­ciali dell’esercito. Supera bril­lante­mente il primo anno di esami di ingeg­ne­ria ma decide di get­tarsi nell’impegno politico sac­ri­f­i­can­dovi i suoi studi ed una pos­si­bile car­ri­era nell’amministrazione pubblica.

Nel 1920 s’iscrive al Gruppo stu­den­tesco social­ista di Torino del quale diventa Seg­re­tario; qui, fre­quenta la redazione della nuova riv­ista social­ista “L’Ordine Nuovo” e incon­tra Anto­nio Gram­sci e Palmiro Togliatti.

Con la scis­sione del PSI al Con­gresso di Livorno (gen­naio 1921), aderisce al Par­tito comu­nista d’Italia – sezione dell’Internazionale Comu­nista (IC) e ne diventa ben presto uno dei mas­simi diri­genti. Quello stesso anno conosce Teresa Noce (19001980), gio­vane operaia tor­ni­trice alla Fiat Brevetti, seg­re­taria del Cir­colo gio­vanile comu­nista del popoloso rione tori­nese di Porta Palazzo, che sarà poi conosci­uta dal 1930 con lo pseudon­imo “Estella” e che sposerà nel 1925, appena rag­giunta la mag­giore età che all’epoca è sta­bilita a 25 anni. Con Estella avrà tre figli (Luigi Libero, “Gigi”, nel 1923; Pier Giuseppe nel 1925, morto in tener­is­sima età e Giuseppe-​Piero-​Luciano, “Putisc”, nel 1929). Nel 1922, a Torino, le squadracce fas­ciste – che già nel 1918 ave­vano dev­as­tato la Cam­era del Lavoro – inten­si­f­i­cano le intim­i­dazioni, le aggres­sioni e le vio­lenze con­tro operai e sin­da­cal­isti. I comu­nisti tori­nesi ten­tano di rea­gire al ter­ror­ismo fascista; Longo è molto attivo nell’organizzare pic­cole squadre di com­bat­ti­mento ed una serie di spet­ta­co­lari manifestazioni-​lampo.

Prima della mar­cia su Roma del 28 otto­bre e del con­seguente colpo di Stato avval­lato dal re Vit­to­rio Emanuele III, si reca a Mosca con la del­egazione della Fgci per parte­ci­pare al IV con­gresso dell’I.C.

LA CLAN­DES­TINITA’ – IL PATTO DI UNITA’ D’AZIONE

Il 18 dicem­bre e nei giorni suc­ces­sivi si com­pie, per mano dei fascisti, quella che sarà definita la “strage di Torino”, con la nuova dis­truzione della Cam­era del Lavoro di Corso Galileo Fer­raris, l’assalto alla redazione de “L’Ordine Nuovo” e l’assassinio orga­niz­zato di decine di comu­nisti, o anche solo pre­sunti tali, com­plice il silen­zio delle autorità del Regno. Rien­trato da Mosca riceve il com­pito di dirigere il peri­od­ico della Fgci “Avanguardia”.

Si trasferisce, per­ciò, a Roma, insieme a Estella ma in seguito all’arresto, nel feb­braio 1923, del Seg­re­tario del PCd’I, Amadeo Bor­diga e di gran parte della Direzione, è costretto a spostarsi a Milano.

Anche Longo viene arrestato nel 1923 insieme a Giuseppe Berti e Anto­nio Cas­sitta e resta detenuto per un anno a San Vit­tore. Uscito dal carcere entra nella vera e pro­pria clan­des­tinità. Il 30 mag­gio 1924 il dep­u­tato social­ista Gia­como Mat­teotti pro­nun­cia alla Cam­era dei Dep­u­tati un dis­corso di forte accusa con­tro il regime fascista e Mussolini.

Qualche giorno dopo l’Unità ne denun­cia dram­mati­ca­mente la scom­parsa. Il corpo di Mat­teotti viene trovato il 14 giugno: nes­sun dub­bio che si tratti di un assas­sinio politico. Lo sban­da­mento di Mus­solini, messo sotto pres­sione dallo sdegno gen­erale anche all’estero, fa ipo­tiz­zare un inter­vento del re per sos­ti­tuire il gov­erno. Il PCd’I non cede alle illu­sioni e chiede lo sciopero gen­erale. La CGL frena ogni ten­ta­tivo di protesta men­tre le altre oppo­sizioni (PPI e PSI) si lim­i­tano a proteste ver­bali e ad uscire dal Parlamento.

L’occasione di chia­mare le masse ad una soll­e­vazione viene per­duta; il regime si raf­forza. Dopo un nuovo arresto nel 1925, Longo è costretto a las­ciare l’Italia.

Nel feb­braio 1926, dopo il Con­gresso di Lione (29 gen­naio), si reca a Mosca per la sec­onda volta, insieme alla moglie Teresa Noce ed al figlio Gigi. E’ il peri­odo nel quale si svol­gono nel par­tito russo aspri con­trasti tra i diri­genti bolsce­vichi con la ria­c­u­tiz­zazione della lotta con­tro il trotskismo.

Quello stesso anno Josif Vis­sar­i­onovic (Stalin) diventa Seg­re­tario del Pcus e capo dell’Urss. Longo, in rap­p­re­sen­tanza del Kim (Inter­nazionale della Gioventù Comu­nista), parte­cipa alle riu­nioni più impor­tanti del Kom­intern (Inter­nazionale Comunista).

Il 5 novem­bre 1927 Ben­ito Mus­solini prende spunto dall’attentato com­pi­uto con­tro di lui (attribuito dai fascisti al quindi­cenne Anteo Zam­boni, assas­si­nato sul posto) e intro­duce le leggi eccezion­ali che sop­p­ri­mono i partiti.

L’ondata di feroce repres­sione che ne segue porta qualche giorno dopo all’arresto di Anto­nio Gram­sci e poi di Mauro Scoc­ci­marro, di Umberto Ter­racini ed altri diri­genti del PCd’I. Tale situ­azione rischia la com­pleta dis­ar­ti­co­lazione del par­tito; si impone, per­ciò, il raf­forza­mento dell’organizzazione del cen­tro estero di direzione, inizial­mente a Parigi e poi a Lugano, sotto la guida di Palmiro Togli­atti, cui si aggiunger­anno Rug­gero Grieco, Teresa Noce e lo stesso Longo, che rien­tr­erà spesso in Italia per il lavoro clan­des­tino con lo pseudon­imo di “Gallo”, poi di “Lisbona”.

Il PCd’I, a dif­ferenza degli altri par­titi aven­tini­ani, decide di man­tenere in Italia il cen­tro direzionale della lotta antifascista e raf­forza le mis­ure cospi­ra­tive, per sfug­gire all’OVRA (Opera Vig­i­lanza Repres­sione Antifascista) peri­colosa orga­niz­zazione seg­reta isti­tuita da Mus­solini a par­tire dal 1926. E’ una scelta cor­ag­giosa, con­trastata da alcuni diri­genti ma forte­mente sostenuta da Longo: essa darà frutti pos­i­tivi qualche anno dopo ma nell’immediato costerà caro in ter­mini di comu­nisti con­fi­nati, arrestati, seviziati e anche uccisi.

La firma (11 feb­braio 1929) dei Patti Lat­er­a­nensi tra l’Italia ed il Vat­i­cano, seguita dal Con­cordato tra lo Stato e la Chiesa, raf­forza notevol­mente il regime fascista che ottiene il con­senso esplic­ito delle ger­ar­chie eccle­si­as­tiche e dell’Azione Cattolica.

Tre giorni dopo, il 14 feb­braio, Pio XI arriva a definire Mus­solini “l’uomo invi­ato dalla Provvi­denza”. Il 24 otto­bre, negli Stati Uniti si ver­i­fica il crac della borsa di New York: inizia la “grande depres­sione” che colpirà tutti i paesi cap­i­tal­is­tici, in primo luogo e pesan­te­mente la Ger­ma­nia, già in dif­fi­coltà per l’enorme deb­ito di guerra.

Nel clima di sof­ferenza eco­nom­ica e di revan­scismo nazion­al­ista, il 30 gen­naio 1933 Adolf Hitler sale al potere in Ger­ma­nia, strac­cia la Cos­ti­tuzione della debole Repub­blica di Weimar e instaura la più feroce dit­tatura che l’Europa abbia conosci­uto. In quello stesso anno Longo diventa mem­bro della com­mis­sione polit­ica del Kom­intern e viene invi­ato a Mosca per seguire il lavoro nell’emigrazione.

Nel dibat­tito politico, facendo tesoro dell’esperienza mat­u­rata nel lavoro clan­des­tino e nell’emigrazione, Longo si mostra tra i più con­vinti asser­tori della polit­ica di unità d’azione con i social­isti e si adopera per dare vita ad un fronte popo­lare anche in Italia.

Alcuni mesi dopo, nell’estate del 1934, sarà pro­prio Luigi Longo, con Giuseppe Di Vit­to­rio ed Egidio Gen­nari) a fir­mare il patto di unità d’azione con il Psi (Pietro Nenni, Giuseppe Sara­gat, Bruno Buozzi). E’ il primo atto uffi­ciale di unità dopo anni di divi­sioni e sus­cita grande entu­si­asmo tra i lavo­ra­tori influen­zando la ripresa del movi­mento antifascista in Italia. Dirà anni dopo lo stesso Longo: “Fu sulla base di quel patto, più volte rin­no­vato, e del lavoro uni­tario nell’emigrazione che si poté, al momento della riv­olta del tra­di­tore Franco con­tro la Repub­blica spag­nola, portare centi­naia e migli­aia di lavo­ra­tori, comu­nisti e social­isti, emi­grati in Fran­cia, a com­bat­tere in Spagna, prima nel Battaglione Garibaldi e poi nella XI Brigata Inter­nazionale, in difesa della Repub­blica spag­nola”.

Il cam­bi­a­mento di linea dei par­titi comu­nisti e di quelli social­isti in diversi Paesi europei non tarda a dare i suoi frutti: nel feb­braio 1936 il Fronte Popo­lare vince le elezioni in Spagna ed analoga alleanza vince in Fran­cia nel mag­gio suc­ces­sivo. L’esperienza dei fronti popo­lari francese e spag­nolo hanno un’influenza gran­dis­sima su tutto l’antifascismo ital­iano e par­ti­co­lar­mente sul PCd’I.

Nascerà un “nuovo antifas­cismo” che si svilup­perà nelle fab­briche e nelle uni­ver­sità cre­ando una nuova gen­er­azione di avan­guardie operaie ed intel­let­tuali. La scelta uni­taria con­sente al movi­mento sin­da­cale francese di ottenere, sotto il gov­erno di Léon Blum, impor­tanti risul­tati come la con­quista delle 40 ore (pagate 48), il diritto alle ferie ret­ribuite (15 giorni), i con­tratti col­let­tivi nazion­ali, il riconosci­mento dei del­e­gati sin­da­cali di fab­brica, un aumento salar­i­ale del 12%, il pro­l­unga­mento dell’età scolastica.

LA GUERRA DI SPAGNALE BRIGATE INTERNAZIONALI

In Spagna, invece, pas­sata l’euforia della vit­to­ria si pro­duce (18 luglio 1936) la “riv­olta dei quat­tro gen­er­ali” (Franco, Mola, Queipo de Llano, Goded) capeg­giata dal gen­erale Fran­cisco Franco che comanda le truppe di stanza in Marocco.

Con lui si schier­ano il 95% degli uffi­ciali e l’80% dei sol­dati. Solo la flotta resta fedele alla repub­blica. Il putsch, che porterà di lì a poco alla guerra civile, riv­ela tutta la debolezza del gov­erno in car­ica; solo la forte reazione delle masse rac­colte orga­niz­zate dalla sin­is­tra salva la repub­blica. Il rapido cam­bio del gov­erno porta al ruolo di primo min­istro José Giral che ordina la dis­tribuzione delle armi al popolo.

Prima di trasfor­marsi in scon­tro tra for­mazioni mil­i­tari più o meno rego­lari, la guerra inizia come guer­riglia di popolo in tutte le città più impor­tanti. Il 21 luglio Vit­to­rio Vidali, che sarà conosci­uto come il leggen­dario “Coman­dante Car­los (Con­tr­eras)” aiu­tato da Ettore Quaglierini (Pablo Bono), orga­nizza per il Par­tito comu­nista spag­nolo il V° Reg­g­i­mento (il Reg­g­i­mento d’acciaio), unità di élite dell’esercito spagnolo.

Dopo lo scop­pio dell’insurrezione il 13 agosto sorge a Parigi – per inizia­tiva di gruppi antifascisti – un Comi­tato Inter­nazionale di Aiuto al Popolo Spag­nolo (diretto da Giulio Cer­reti) men­tre i gov­erni francese, inglese e statu­nitense, adot­tano la scelta del “non inter­vento”, che non tarderà a riv­e­larsi come un errore di enorme por­tata: la sot­to­va­l­u­tazione del peri­colo naz­i­fascista spi­anerà, infatti, la strada alle mire espan­sion­is­tiche di Hitler ed alla trage­dia immane della sec­onda guerra mon­di­ale. E’ opin­ione unanime che se la Fran­cia avesse soc­corso la Spagna repub­bli­cana, la ribel­lione sarebbe stata stron­cata nelle prime set­ti­mane. Inutil­mente l’antifascismo ital­iano e par­ti­co­lar­mente gli esuli comu­nisti e social­isti che in Fran­cia si rac­col­gono intorno all’Unione Popo­lare pre­sieduta da Luigi Longo, denun­cia ten­ten­na­menti, ambi­gu­ità, ced­i­menti della socialdemocrazia inter­nazionale che sta sac­ri­f­i­cando la causa della repub­blica spag­nola ad altri cal­coli. I gov­erni di Ger­ma­nia, Italia e Por­to­gallo, invece, fin dall’inizio sosten­gono aper­ta­mente i fran­chisti; il Vat­i­cano è il più pronto a schier­arsi pub­bli­ca­mente e uffi­cial­mente con essi anche se dovrà reg­is­trare la dif­fusa dis­obbe­dienza del basso clero. La guerra di Spagna si con­figura subito come un evento des­ti­nato a cam­biare il corso della sto­ria in senso tragico.

Tale con­sapev­olezza induce migli­aia di antifascisti di tutte le nazion­al­ità ad accor­rere in difesa della repub­blica. Longo è tra i primi a por­tarsi in Spagna. Il 17 agosto, ad opera di Mario Angeloni, Carlo Rosselli, Umberto Calosso, Camillo Berneri, viene cos­ti­tuita in Cat­a­logna la “Colonna italiana”.

Il 18 agosto a Granada viene assas­si­nato il poeta Fed­erico Gar­cia Lorca.

Alla fine di set­tem­bre Longo, ripreso il nome di battaglia di Gallo, assume il grado di Coman­dante di Stato Mag­giore ed avvia l’organizzazione delle B.I.: nel corso del con­flitto, saranno quasi 50 mila i volon­tari di 53 paesi che si rac­coglier­anno in 14 brigate. Aiu­tato da Giuseppe Di Vit­to­rio e da André Marty riesce a far nascere quasi dal nulla una orga­niz­zazione mil­itare effi­ciente. I prob­lemi di ordine mil­itare, orga­niz­za­tivo, logis­tico, psi­co­logico, politico sono immensi ma Longo si riv­ela l’uomo adatto per risol­vere queste dif­fi­coltà, per il suo spir­ito pratico e per le sue doti umane.

Uno dei prin­cipi su cui insiste, superando le non poche resistenze, è quello di inserire un’aliquota di com­bat­tenti spag­noli nelle B.I. allo scopo di cemen­tarne l’unione. In pochi giorni ven­gono cos­ti­tu­ite due brigate: la XI, coman­data dal gen­erale Lazar Stern (Emil Kléber) e cos­ti­tuita dai battaglioni Edgar André (tedesco), La Com­mune de Paris (franco-​belga), Dom­browsky (polacco), il com­mis­sario politico è Giuseppe Di Vit­to­rio; la XII, coman­data dal gen­erale Mata Zalke (Luckas) e cos­ti­tuita dai battaglioni Thael­mann (tedesco-​slavo), Garibaldi (ital­iano, nel quale com­bat­terà Longo), André Marty ( franco-​belga), il com­mis­sario politico è lo stesso Luigi Longo.

Nelle set­ti­mane suc­ces­sive si for­mano le altre Brigate tra le quali la “Lin­coln” for­mata da comu­nisti e antifascisti amer­i­cani che subirà gravi perdite; molti dei suoi super­stiti, nel 194445, saranno uti­liz­zati in Italia dall’esercito amer­i­cano per costru­ire rap­porti e col­lega­menti con la Resistenza Italiana.

Il 28 otto­bre la Ger­ma­nia invia la “Legione Con­dor” (circa 16 mila uomini a rotazione) a sostegno dei fran­chisti. Il 5 novem­bre, dopo un som­mario adde­stra­mento ad Albacete, l’XI e la XII B.I. sono invi­ate a difesa di Madrid asse­di­ata dai nazion­al­isti che sfer­rano l’attacco il 7 novem­bre, ma saranno respinti. Il 23 novem­bre Franco è costretto a sospendere gli attac­chi ed a togliere l’assedio alla cap­i­tale. Per la prima volta le truppe venute dal Marocco ven­gono bloccate.

Alla fine del 1936, Longo resta fer­ito dall’esplosione di una bomba a Pozuelo d’Alarcón, presso Madrid. Nel dicem­bre è nom­i­nato Com­mis­sario di Divi­sione e Ispet­tore Gen­erale di tutte le Brigate Inter­nazion­ali e dei servizi san­i­tari inter­nazion­ali, che rap­p­re­senta il grado più ele­vato isti­tu­ito per le B.I. La sua calma ed il sangue freddo, la capac­ità di assumersi grandi respon­s­abil­ità, la grande conoscenza degli uomini, unita alla scrupolosa cura dei det­tagli – carat­ter­is­tica mat­u­rata nei lunghi anni della clan­des­tinità – risul­tano fra i prin­ci­pali ele­menti della coe­sione e dei suc­cessi delle Brigate Inter­nazion­ali nonos­tante l’enorme squilib­rio tra le forze in campo.

Il 3 gen­naio del 1937 sbarca in Spagna (Cadice e Siviglia) il primo con­tin­gente del Corpo Truppe Volon­tarie (CTV) invi­ate da Mus­solini; gli effet­tivi saranno com­p­lessi­va­mente 78.846 inqua­drati in 4 Divi­sioni: “Dio lo vuole” (gen. Edmondo Rossi), “Fiamme nere” (gen. Amerigo Coppi), “Penne nere” (gen. Nuvolari), “Lit­to­rio” (gen. Anni­bale Bergonzoli).

Nella vit­to­riosa battaglia di Guadala­jara (825 marzo 1937) si con­trap­pon­gono 50 mila fascisti (30 mila ital­iani del CTV al comando del gen­erale Mario Roatta più 20 mila spag­noli) e 67 mila miliziani repub­bli­cani (la mili­cia pop­u­lar), cui si aggiun­gono due giorni dopo l’XI e la XII B.I. Il Battaglione Garibaldi (al suo interno opera la bat­te­ria di artiglieri “Anto­nio Gram­sci”), agli ordini di Ilio Baron­tini (Dario), è scelto per l’attacco frontale di sfon­da­mento delle linee nemiche, affi­an­cato dai Battaglioni “André Marty”, “Dom­browsky”. In seguito al suc­cesso di tale oper­azione mil­itare il Garibaldi darà il nome a tutta la XII Brigata Internazionale.

La battaglia di Guadala­jara verrà ricor­data come la “prima scon­fitta del fas­cismo” ed avrà un’eco enorme soprat­tutto in Italia. In quegli stessi giorni, il 19 marzo 1937, Pio XI, nella Enci­clica “Divini Redemp­toris” si scaglierà con­tro il fla­gello comu­nista in Spagna.

Il 26 aprile la città di Guer­nica, sim­bolo dell’autonomia basca, è bom­bar­data e rasa al suolo dalla legione tedesca “Con­dor”. Il bom­bar­da­mento causa 1.654 morti e 889 fer­iti. Pablo Picasso lo rap­p­re­sen­terà in un suo famoso dipinto.

In Italia, all’alba del 27 aprile, muore Anto­nio Gram­sci. “Hanno finito di assas­si­narlo” scriverà dalla Fran­cia Emanuele Modigliani. I gior­nali ital­iani danno scarso rilievo alla notizia men­tre all’estero l’eco sarà gran­dis­sima. Gius­tizia e Lib­ertà (GL) scriverà: “Il pen­siero di Gram­sci è fis­sato non solo sulla carta ma nei cervelli e nelle coscienze dell’élite riv­o­luzionaria … Un regime che assas­sina un Gram­sci ha la vita seg­nata”. Il regime fascista teme reazioni e man­i­festa il pro­prio ter­rore negando la sepoltura in un cimitero pub­blico di Roma: le ceneri di Gram­sci saranno ospi­tate nel “cimitero a-​cattolico” del quartiere Testaccio.

Il 9 giugno a Bag­noles de l’Orne, in Nor­man­dia, ven­gono assas­si­nati dai fascisti i fratelli Carlo e Nello Rosselli. Il 4 luglio, nel corso del 2° Con­gresso Inter­nazionale per la difesa della Cul­tura, intel­let­tuali di tutto il mondo dichiarano il loro sostegno alla repub­blica spag­nola. Tra questi aderiscono al doc­u­mento: Mar­i­tain, Mau­riac, André Gide, Curie, Hux­ley, Brom­field, Auden, Stein­beck, Upton Sin­clair, Camus, Albert Ein­stein, Fal­lkner, Cald­well, Bertold Brecht, Anto­nio Machado, Alberti, Bergamin, Ernest Hem­ing­way, Stephen Spender, André Mal­raux, Pablo Neruda, Tzara, Aragon, Hein­rich Mann, Char­lie Chaplin.

VERSO IL CON­FLITTO MON­DI­ALEIL CARCEREIL CONFINO

Il 29 set­tem­bre Arthur Neville Cham­ber­lain e Edouard Dal­adier, con l’accordo di Monaco, sac­ri­f­i­cano l’indipendenza del popolo cecoslo­vacco e con essa quella del popolo spagnolo.

Nell’ottobre del 1938, su pres­sione delle democra­zie occi­den­tali che per­se­ver­ano nella miopia e nell’errore, il gov­erno spag­nolo decide il ritiro dal fronte delle Brigate Inter­nazion­ali, che sfil­er­anno in parata applau­dite nelle strade di Madrid. L’esperienza mat­u­rata dai volon­tari ital­iani nel quadro delle B.I. ed all’insegna dell’unità antifascista, sarà preziosa per la Resistenza ital­iana alcuni anni dopo.

Per molti garibal­dini il ritorno in Fran­cia, dove si trova­vano ille­gal­mente, sig­nifica l’arresto. Per evi­tarlo, Edoardo D’Onofrio d’accordo con il Pcf riesce a provvedere di nuovi doc­u­menti i volon­tari in mag­gior peri­colo, des­ti­nan­done molti in Amer­ica, in Africa, in diversi paesi europei.

Il 1° aprile 1939 la guerra di Spagna è ter­mi­nata: Fran­cia, Inghilterra e Stati Uniti riconoscono il gov­erno fran­chista. Il giorno prece­dente le armate di Hitler ave­vano invaso la Cecoslo­vac­chia. Tor­nato in Fran­cia, Longo, insieme a Domenico Ciu­foli e Ste­fano Schi­ap­par­elli, orga­nizza una “scuola di par­tito” per molti comu­nisti garibal­dini rien­trati dalla Spagna che si trovano in situ­azione semi­le­gale e che, tut­tavia, man­i­fes­tano la volontà di con­tin­uare la lotta a fianco del popolo francese. Molti di essi entr­eranno a far parte della resistenza francese (maquis).

Il con­trib­uto degli ital­iani nel maquis sarà di 18 mila com­bat­tenti, con oltre 2 mila caduti. Nel clima di dif­fi­denza che si crea in seguito alla firma del patto di non aggres­sione russo-​tedesco tra Joachim von Ribben­tropp e Vjaceslav Micha­jlovic Molo­tov (Mosca, 23 agosto 1939), il gov­erno del radical-​socialista Dal­adier avvia la sta­gione degli arresti degli stranieri comu­nisti. Fra le prime vit­time Longo e Togli­atti ma, men­tre quest’ultimo non è riconosci­uto e verrà con­dan­nato a sei mesi per “uso di falso doc­u­mento per pas­sare la fron­tiera”, per Longo la con­danna è più dura in quanto è conosci­uto come pres­i­dente comu­nista dell’Unione Popolare.

Viene incar­cer­ato, inter­rogato e per­cosso nella pri­gione della Santé dove resta per quasi un mese per essere poi trasfer­ito al campo di con­cen­tra­mento Roland Gar­ros insieme ad altri comu­nisti ital­iani tra i quali Giu­liano Pajetta, Euge­nio Reale, Leo (Weiczen) Valiani, Mario Mon­tag­nana, Francesco Leone. Da qui, suc­ces­si­va­mente, al campo del Vernet-​sur-​Ariège nei Pirenei, dove ven­gono con­cen­trati ben 4 mila comu­nisti stranieri: tra gli ital­iani vi sono Giuseppe Alber­ganti, Vit­to­rio Bar­dini, Dino Sac­centi, Carlo Farini, Aladino Bibolotti, Felice Pla­tone, Cesare Colombo, Alessan­dro Seni­gaglia, Euge­nio Reale, Aris­todemo Maniera, Piero Dal Pozzo, Mario Ricci e molti altri. Dal Ver­net al campo di Les Milles poi a Mar­siglia e di nuovo al Ver­net. Qui si cos­ti­tu­isce un diret­tivo del PCd’I (Longo, Mario Mon­tag­nana, Gio­vanni Par­odi ed altri). In quei frangenti Leo Valiani esce dal PCd’I ed aderisce a GL.

Il 1° set­tem­bre 1939 i tedeschi invadono la Polo­nia; in risposta il 3 set­tem­bre Fran­cia ed Inghilterra dichiarano guerra alla Ger­ma­nia. Il 26 dello stesso mese il Pcf è messo fuori legge. Il 10 mag­gio 1940 la Fran­cia è invasa dai tedeschi che in pochi giorni arrivano a Parigi (14 giugno) e vi inse­di­ano il pro­prio comando; al sud (con sede a Vichy) viene cos­ti­tu­ito un gov­erno col­lab­o­razion­ista guidato dal mares­ciallo Henri Pétain.

Il 10 giugno 1940 Ben­ito Mus­solini dichiara guerra alla Fran­cia. Scrive Pietro Nenni: “E’ una guerra senza ragione, senza scusa, senza onore per­ché Mus­solini attacca la Fran­cia già invasa e ago­niz­zante facendo assumere all’Italia la parte dello sci­a­callo”.

Il 26 giugno 1941 Hitler rompe i patti con l’Urss e dà inizio alla sua inva­sione che si arresterà a Stal­in­grado con la resa (2 feb­braio 1943) delle truppe ger­maniche al comando del feld­mares­ciallo von Paulus. Nell’estate del 1941 Longo è trasfer­ito al carcere di Cas­tres e poi a Nizza.

Nel feb­braio 1942 è con­seg­nato alla polizia ital­iana, incar­cer­ato a Regina Coeli e dopo tre mesi invi­ato al con­fino a Ven­totene dove sono altri antifascisti e diri­genti comu­nisti (Umberto Ter­racini, Camilla Rav­era, Mauro Scoc­ci­marro, Pietro Sec­chia, Altiero Spinelli, ed altri). L’8 dicem­bre 1942, il giorno dopo Pearl Har­bur, gli Stati Uniti entrano in guerra con­tro l’Asse (Ger­ma­nia, Italia, Giappone).

Nel corso del 1942, in Italia, si cos­ti­tu­isce nella clan­des­tinità il Par­tito Comu­nista Cris­tiano (i comu­nisti cat­tolici) cui aderiscono, tra gli altri, Franco Rodano, Anto­nio Tatò, Adri­ano Ossicini, Luciano Barca, Fedele D’Amico, Giglia Tedesco, Paolo Moruzzi, Vit­to­rio Tran­quilli, Cor­rado Santarelli. Lib­er­ato dopo la caduta del fas­cismo (25 luglio 1943), Longo las­cia l’isola il 22 agosto ed entra subito nel vivo dell’azione. Incar­i­cato a ricev­erlo a Roma è Renato Gut­tuso che, insieme a Mario Socrate, lo accom­pa­gna nella casa di Luchino Vis­conti che lo ospiterà per qualche tempo.

Alcuni anni dopo (1951) Gut­tuso, a sig­nifi­care la con­ti­nu­ità tra Resistenza e Primo Risorg­i­mento, rap­p­re­sen­terà Luigi Longo (“il Garibaldi del ‘900″) al fianco di Giuseppe Garibaldi nel suo dip­into “La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio” nella quale i volon­tari garibal­dini ave­vano scon­fitto l’esercito bor­bon­ico apren­dosi la strada verso Palermo.

LA RESISTENZAIL CLNLE BRIGATE GARIBALDI

Il 29 agosto si ricos­ti­tu­isce la direzione del Par­tito Comu­nista Ital­iano (nome assunto il 15 mag­gio in sos­ti­tuzione di Par­tito Comu­nista d’Italia): Longo ne entra a far parte. La sera stessa scrive il “Promemo­ria sulla neces­sità urgente di orga­niz­zare la difesa nazionale”. Si tratta del doc­u­mento che verrà approvato il giorno dopo anche dal Par­tito social­ista e dal Par­tito d’Azione (Pd’A) e che segna il pas­sag­gio alla fase della lotta armata. I tre par­titi della sin­is­tra (PCI, PSI e Pd’A) cos­ti­tu­is­cono la Giunta Mil­itare tri­par­tita (Luigi Longo, San­dro Per­tini, Ric­cardo Bauer) che si reca imme­di­ata­mente dal Mares­ciallo Pietro Badoglio per pro­porre la neces­sità di sta­bilire ovunque con­tatti e accordi tra esercito e Fronte nazionale. E’ la prima “piattaforma” per la guerra di popolo, ma il gov­erno Badoglio resp­inge la proposta.

Il 1° set­tem­bre il tri­umvi­rato (Longo, Per­tini, Bauer) incon­tra il gen­erale Gia­como Car­boni, coman­dante mil­itare della piazza di Roma, per pro­por­gli la for­mazione di una Guardia Nazionale. Lo stesso ten­ta­tivo è fatto a Milano da Giro­lamo Li Causi con il gen­erale Vit­to­rio Rug­gero. La risposta è un rifi­uto dell’esercito che non vuole le milizie popo­lari. Tut­tavia il gen­erale Car­boni con­segne molte armi ai comu­nisti per orga­niz­zare le prime squadre armate a difesa di Roma. Il gov­erno Badoglio, però, le fa seques­trare imme­di­ata­mente dalla polizia.

Il 2 set­tem­bre il Pci lan­cia la parola d’ordine della polit­ica di unità nazionale con­tro il fas­cismo e l’occupante straniero. Il giorno dopo, in seg­retezza, si con­suma l’atto di resa dell’Italia con la firma dell’armistizio provvi­so­rio che verrà però resa pub­blica solo l’8 set­tem­bre su pres­sione del gen­erale Tay­lor. Questo ritardo con­sente alla Ger­ma­nia di pre­dis­porre ovunque la quasi totale neu­tral­iz­zazione dell’esercito ital­iano e di raf­forzare la pro­pria pre­senza in Italia con l’invio tem­pes­tivo di numerose divisioni.

Il 9 set­tem­bre a Roma nasce il CLN (Comi­tato di Lib­er­azione Nazionale), men­tre all’alba, con una tem­pes­tiv­ità più che sospetta e senza incon­trare osta­coli da parte tedesca, il re, la sua corte, il suo gov­erno fug­gono pre­cip­i­tosa­mente a Brin­disi las­ciando l’esercito senza diret­tive. Longo è mandato a Milano per orga­niz­zare, insieme ad altri diri­genti, l’azione del par­tito nell’Italia occu­pata. Non è facile con­vin­cere le diverse cor­renti antifas­ciste della neces­sità di orga­niz­zare la Resistenza come con­dizione per il riscatto e la rinascita del Paese, por­tato dal fas­cismo alla dis­fatta ed alla servitù.

Di fronte all’attesismo di quanti prop­ug­nano l’ipotesi min­i­male di una attiv­ità di pic­coli gruppi di infor­ma­tori alle dipen­denze dei comandi alleati (come gli stessi alleati sug­geriscono), il Pci rompe gli indugi e, all’inizio di novem­bre, cos­ti­tu­isce le prime Brigate d’assalto Garibaldi delle quali Longo assume il comando gen­erale. Così lo descriverà in seguito Leo Valiani: “Ritrovo Gallo … che con il nome di Italo è il coman­dante gen­erale delle Garibaldi e, insieme, il capo politico dei comu­nisti del Nord. Tutti dicono che Longo ha il volto della sfinge e cer­ta­mente nes­suno è capace di leg­ger­gli nei pen­sieri; non tradisce mai un’emozione e tan­tomeno un dub­bio. Che sia un uomo di raf­fi­nata cul­tura e di pro­fonda uman­ità, questo lo sanno solo gli intimi. Agli altri appare come scol­pito nella pietra; orga­niz­za­tore eccezionale, però, e freddo ragion­a­tore”. Nelle città sono già in azione i GAP (Gruppi di Azione Patri­ot­tica) e le SAP (Squadre di Azione Patri­ot­tica) preva­len­te­mente comunisti.

Di fronte alle titubanze di chi lamenta la carenza di arma­menti, Longo affronta la ques­tione in modo lap­i­dario: “le armi sono quelle che ha il nemico, a cui bisogna strap­parle”. All’inizio dell’Insurrezione Nazionale le for­mazioni garibal­dine saranno 575 su un totale di 1090 brigate par­ti­giane. Le classi che danno il più alto numero di par­ti­giani com­bat­tenti sono il ’24 e il ’25 e, addirit­tura il ’26: cioè ragazzi che hanno fre­quen­tato le scuole fas­ciste, che sono nati dopo la mar­cia su Roma e molto spesso non hanno sen­tito nes­suno par­lare di politica.

Anche in questo sta la stra­or­di­naria grandezza di quanti, nella clan­des­tinità e nella lotta al fas­cismo, hanno man­tenuto aperta una prospet­tiva di sper­anza e sono stati in grado di dare imme­di­ata sponda ed orga­niz­zazione alla voglia di riscatto di molti gio­vani dopo il ven­ten­nio buio e lo shock dell’8 set­tem­bre. Carat­ter­is­tica fon­da­men­tale della guerra par­ti­giana, annota in quei frangenti Longo, “è il movi­mento, non il pre­sidio, è l’attacco, non la difesa. La Resistenza non deve essere vista solo come lotta armata di for­mazioni mil­i­tari ma anche come lotta, resistenza delle grandi masse lavo­ra­trici sul luogo stesso del lavoro”. E’ l’appello del Pci alla mobil­i­tazione ed agli scioperi.

IL GOV­ERNO DI UNITANAZIONALE – L’INSURREZIONE NAZIONALE

Il real­ismo politico di Longo lo porta a com­pren­dere che i rap­porti di forza e la situ­azione non con­sentono di scartare l’ipotesi di un com­pro­messo politico e mil­itare con le forze badogliane, fermo restando che la direzione resta al CLN. All’interno della Direzione nascer­anno pro­fondi con­trasti su questa linea che ver­ranno defin­i­ti­va­mente superati con il rien­tro di Togli­atti e con la svolta di Salerno (aprile 1944) allorché si sta­bilisce la cos­ti­tuzione del gov­erno di unione nazionale per dare al Paese una guida non più dis­cussa bensì riconosci­uta da tutto il movi­mento di lib­er­azione nazionale. Il Pci ritiene che in quel momento storico il com­pito più riv­o­luzionario sia quello di bat­tere Hitler e Mus­solini per ridare la lib­ertà al Paese.

Il 21 aprile il Pci, insieme agli altri par­titi dello schiera­mento antifascista, entra nel gov­erno Badoglio con due min­istri (Palmiro Togli­atti e Fausto Gullo) e due sot­toseg­re­tari (Mario Palermo e Anto­nio Pesenti).

Nel marzo 1944 la Resistenza ital­iana ha già una con­sis­tenza ed una esten­sione nazion­ali. Si pone, quindi, il prob­lema di col­le­gare fra di loro le varie for­mazioni, nate da diverse inizia­tive di diversi gruppi politici. Il 2 giugno le prime truppe del gen­erale amer­i­cano Mark Waine Clark entrano in Roma.

Da Milano, sem­pre nel giugno 1944, Longo con­tribuisce in modo deter­mi­nante alla costruzione del CVL (Corpo Volon­tari della Lib­ertà), che avrà il com­pito di unifi­care l’azione mil­itare delle diverse for­mazioni par­ti­giane e ne assume il comando insieme a Fer­ruc­cio Parri. In seguito, per volontà degli alleati, il comando passa nelle mani del gen­erale Raf­fele Cadorna, para­cadu­tato nell’Italia occu­pata, che ammet­terà con franchezza in un suo diario di “esercitare un potere poco più che for­male”, essendo i due vice (Longo e Parri) col­oro che reg­gono con forti e abili mani la ribellione.

Fer­ruc­cio Parri, che nell’autunno 1943 era stato des­ig­nato dal CLN a capo dell’organizzazione della Resistenza armata, con­fiderà con una attes­tazione di grande stima: “nel caso in cui morissi designo mio suc­ces­sore Gallo”.

Nell’estate 1944 gli eserciti alleati ven­gono inde­boliti sul fronte ital­iano e, non avendo più forza suf­fi­ciente per ottenere risul­tati deci­sivi con­tro l’enorme potenza della linea difen­siva dell’esercito tedesco, si fer­mano sulla Linea Got­ica. Da un rap­porto dell’OSS (Office of State­gic Ser­vices dell’esercito amer­i­cano) si apprende che “nel solo mese tra luglio e agosto del 1944 i par­ti­giani inter­cettano circa la metà dei riforn­i­menti tedeschi alla Linea Got­ica, procu­rando perdite val­u­tate in 1.700 uomini, dis­trug­gono 10 ponti fer­roviari, molti vagoni”.

Il 13 novem­bre il gen­erale inglese Harold Alexan­der (coman­dante delle forze alleate in Italia) emana un proclama con il quale invita le for­mazioni par­ti­giane a smo­bil­itare e a ritornare alle pro­prie case: “era evi­dente, e non solo a noi – scriverà lo stesso Longo alcuni anni dopo – l’obbiettivo di elim­inare il movi­mento di lib­er­azione ital­iano che stava avendo una esten­sione ed un carat­tere troppo com­pro­met­tente per le mire dei gruppi impe­ri­al­is­tici anglo-​americani”.

Sullo stesso argo­mento scriverà Fer­ruc­cio Parri: “L’unico e vera­mente costante nemico della lib­er­azione ital­iana è stato Churchill e in modi e gradi diversi una posizione sem­pre con­traria al movi­mento insur­rezionale l’ha sem­pre avuta il gov­erno inglese”.

E, ancora, Aldo Ani­asi: “era noto ai par­ti­giani che Win­ston Churchill non nascon­deva le sue sim­patie per la monar­chia e in par­ti­co­lare per i Savoia”.

Sfrut­tando il pro­prio ruolo al ver­tice del CNLAI e del CVL, Longo com­pie, però, un’abile e spregiu­di­cata oper­azione di “inter­pre­tazione” con la quale for­mal­mente approva il proclama punto per punto ma nella sostanza ne capo­volge il senso. La sua auda­cia ed il tono riso­luto porta tutto il gruppo diri­gente del CVL ad accettarne l’interpretazione che diventa quindi la posizione uffi­ciale trasmessa come diret­tiva (2 dicem­bre) a tutti i comandi regionali.

Di fatto il Comando del CVL rifi­uta di obbe­dire all’ordine del “tutti a casa”.

Le indi­cazioni di Longo ver­ranno appli­cate e questo salva l’insieme dell’esercito par­ti­giano anche nella durezza della repres­sione naz­i­fascista che si fa più intensa ora che gli alleati hanno fatto sapere che non inten­dono sfer­rare l’attacco di sfon­da­mento della Linea Gotica.

Nonos­tante la con­tra­ri­età degli alleati (ordine trasmesso il 31 marzo 1945 dal gen­erale Clark, che aveva sos­ti­tu­ito Alexan­der) l’Insurrezione Nazionale sol­lecitata e sostenuta dalla Resistenza al nord – che si riv­el­erà il più forte movi­mento par­ti­giano dell’Europa occi­den­tale – con­duce alla lib­er­azione di tutto il Paese che si con­clude il 25 aprile 1945 con l’ingresso delle for­mazioni par­ti­giane a Milano.

Il Comi­tato Esec­u­tivo Insur­rezionale è com­posto da Longo, Per­tini e Valiani. All’inizio dell’Insurrezione la mag­gior parte delle for­mazioni tedesche dis­lo­cate nel nord della Toscana, in Lig­uria ed in Piemonte si arren­dono ai vari CLN ter­ri­to­ri­ali. Quelle che rip­ie­gano verso il Bren­nero si trovano la strada bloc­cata dalle for­mazioni par­ti­giane e si arren­der­anno nelle due set­ti­mane suc­ces­sive. Kesser­ling è esplic­ito in un suo dis­pac­cio a Berlino con il quale chiede rin­forzi (26 feb­braio 1945): “L’attività delle bande di par­ti­giani sugli Appen­nini Occi­den­tali e lungo la Via Emilia si è dif­fusa come un lampo negli ultimi dieci giorni. La con­cen­trazione di gruppi par­ti­giani di varie ten­denze politiche in un’unica Orga­niz­zazione sta iniziando a pro­durre risul­tati evi­denti”.

Si tratta del più effi­cace riconosci­mento della statura politico-​militare di quanti, Longo in testa, ave­vano voluto l’unificazione delle for­mazioni par­ti­giane nel CVL.

Qualche giorno dopo la fucilazione di Mus­solini (Dongo, 28 aprile) e dei mag­giori ger­ar­chi fascisti (ese­guita sulla base della sen­tenza di morte pro­mul­gata dal CNL Alta Italia), farà gius­tizia dei respon­s­abili di tutto il pas­sato fascista. Il 30 aprile Hitler si sui­cida nel suo bunker di Berlino. La resa incon­dizion­ata della Ger­ma­nia avviene l’8 maggio.

Il 5 mag­gio 1945 a Milano, Longo sfila alla testa delle armate di lib­er­azione insieme a Fer­ruc­cio Parri, Raf­faele Cadorna, Enrico Mat­tei e ad altri diri­genti del CNL e del CVL. Al ter­mine del con­flitto è dec­o­rato dallo stesso gen­erale amer­i­cano Clark con la “Bronze Star”, una dec­o­razione che resta intan­gi­bile tes­ti­mo­ni­anza di quanto grande sia stato il con­trib­uto di Luigi Longo e delle Brigate Garibaldi alla causa della lib­ertà dei popoli. Scriverà Max Corvo, cap­i­tano dell’esercito Usa in forza al Secret Intel­li­gence mil­itare: “L’Italia, nel teatro delle oper­azioni bel­liche, cos­ti­tuì un caso unico in quanto, da paese nemico che aveva sostenuto una dit­tatura asso­luta, in pieno con­flitto bel­lico, sviluppò un movi­mento di lib­er­azione di così grande por­tata come quello che il CLNAI si trovò a dirigere, guadag­nan­dosi il rispetto dei capi alleati per la sua integrità morale, la sua capac­ità di sac­ri­fi­cio e l’autorevolezza dei suoi capi”.

IL DOPOGUERRAALLA GUIDA DEL PARTITO

Nel clima di unità nazionale e di ricostruzione polit­ica, eco­nom­ica e morale del Paese, nei giorni 16 e 17 giugno 1945, a Torino, si incon­trano sei impren­di­tori del nord: Pier­luigi Roc­catagli­ata, Vit­to­rio Val­letta, Piero Pirelli, l’ing. Falk, Rocco Piag­gio, Andrea Costa, già col­lusi con il regime fascista, che indi­cano all’ambasciatore Usa, Kirk quella che sarà la linea padronale: “Il comu­nismo sarà com­bat­tuto: a) con un’intensa cam­pagna di stampa e di pro­pa­ganda che includa la cor­ruzione dei lead­ers comu­nisti e di scrit­tori comu­nisti; b) con le armi”.

Dopo la Lib­er­azione gli ele­menti lib­er­ali, democris­tiani, autonomi che durante la lotta par­ti­giana furono atti­va­mente al fianco dei comu­nisti, dei social­isti e degli azion­isti saranno messi in ombra, esautorati e prati­ca­mente igno­rati nei loro stessi partiti.

Nel 1946 Longo entra a far parte della Con­sulta Nazionale e poi dell’Assemblea Cos­tituente. Sarà sem­pre rieletto alla Cam­era dei Dep­u­tati nelle liste del Par­tito Comu­nista Italiano.

Il 2 giugno 1946, con la vit­to­ria nel Ref­er­en­dum Isti­tuzionale, in Italia è procla­mata la Repub­blica. Quello stesso mese di giugno Togli­atti (Guardasig­illi), come seg­nale di paci­fi­cazione e di aper­tura di una fase nuova per il Paese, vara l’amnistia per i reati com­piuti dai repub­bli­chini di Salò ad esclu­sione dei tor­tu­ra­tori, degli assas­sini, dei dela­tori, dei servi dei tedeschi che ave­vano mandato nei campi di ster­minio nazisti i pro­pri con­nazion­ali e s’erano spar­titi i poveri beni.

Dopo lo “storico” viag­gio di Alcide De Gasperi negli Stati Uniti (gen­naio 1947), gli Usa indi­cano la loro idea di rap­porto con l’Italia, che dovrà restare sud­dito fedele: “una parola gen­tile e una fetta di pane, un omag­gio pub­blico alla cul­tura ital­iana e un’allusione disc­reta alle virtù della democrazia stile amer­i­cano” (21 novem­bre 1947, Wal­ter Dowl­ing, respon­s­abile per gli affari ital­iani del Dipar­ti­mento di Stato amer­i­cano). Il clima politico nel Paese va rap­i­da­mente cam­biando. La polit­ica di unità nazionale si rompe. Pci e Psi ven­gono esclusi dal gov­erno, la polit­ica gov­er­na­tiva si sposta a destra. Il 1°maggio del 1947 si con­suma l’eccidio di Portella delle ginestre.

Il 1° gen­naio 1948 entra in vig­ore la Cos­ti­tuzione che reca come prima firma quella del comu­nista Umberto Ter­racini. L’11 mag­gio dello stesso anno Luigi Ein­audi è eletto primo Pres­i­dente della Repub­blica e sos­ti­tu­isce il Pres­i­dente provvi­so­rio Enrico De Nicola.

Alla fine del 1953 Longo si sep­ara da Teresa Noce, cui seguirà anni dopo il divorzio in seguito all’approvazione (1970) della legge Baslini-​Fortuna, con­sen­tendo di rego­lar­iz­zare il suo rap­porto con Bruna Conti, dalla quale ha avuto un figlio (Egidio).

Nel 1954, dopo che la “grande paura” provo­cata dalle per­se­cuzioni con­tro i lavo­ra­tori comu­nisti (ucci­sioni, arresti, con­danne, licen­zi­a­menti, reparti-​confino) porta un crollo nel numero di iscritti alla Cgil, il Pci prende di petto la ques­tione. Longo (vice­seg­re­tario), insieme alla denun­cia dei gov­erni e del padronato, pone la ques­tione dell’insufficiente pre­senza del sin­da­cato in fab­brica e nei luoghi di lavoro. “Il sin­da­cato – afferma – invece di orga­niz­zare la pro­pria attiv­ità anche nella fab­brica sup­plisce a queste defi­cienze orga­niz­za­tive annet­ten­dosi e snat­u­rando altri organ­ismi di fab­brica come le Com­mis­sioni interne”.

La Cgil avvierà, poco tempo dopo, una nuova e più pro­fonda pen­e­trazione nelle fab­briche con la creazione dei Con­sigli di Fabbrica.

Dopo l’improvvisa morte di Palmiro Togli­atti, avvenuta il 14 agosto 1964 a Yalta (Crimea), è eletto Seg­re­tario del Pci. Accetta affer­mando di vol­ere essere “un seg­re­tario e non un capo”. In questo ruolo, d’intesa con la Direzione, tra i primi atti assume la deci­sione di ren­dere noto (Rinascita del 5 set­tem­bre 1964) il “Memo­ri­ale di Yalta”, il pro-​memoria redatto da Palmiro Togli­atti in Crimea con cui viene rib­a­dita la posizione dei comu­nisti ital­iani in mer­ito alla situ­azione del Movi­mento comu­nista inter­nazionale com­pen­di­ata nei ter­mini “unità nella diver­sità” e che for­nisce la prova più evi­dente della autono­mia inter­nazionale del PCI. Il Memo­ri­ale evi­den­zia anche le forti pre­oc­cu­pazioni sulla situ­azione interna: acuta reces­sione, risposte repres­sive alle lotte operaie, atteggia­menti reazionari nel gov­erno, minacce di colpo di stato (caso del gen­erale De Lorenzo).

Longo pros­egue senza titubanze la linea della “via ital­iana al social­ismo” che richiama la neces­sità dell’unità di tutte le forze social­iste in campo inter­nazionale (non esclusa la Cina) in un’azione comune che deve essere ricer­cata al di sopra delle diver­genze ide­o­logiche “poiché l’obiettivo comune è quello di con­trastare e bat­tere i gruppi più reazionari dell’imperialismo”. Questa linea pone il prob­lema della ricerca di una via paci­fica di accesso al social­ismo, della pre­cisazione del con­cetto di democrazia in uno Stato borgh­ese, delle forme più effi­caci di parte­ci­pazione delle masse operaie e lavo­ra­trici alla vita eco­nom­ica e polit­ica, della irri­n­un­cia­bil­ità alla pace sul piano inter­nazionale. Longo si rende conto che è anche nec­es­sario pro­cedere alla preparazione e alla for­mazione di un nuovo gruppo dirigente.

La linea polit­ica del Pci con Longo pone le basi per il grande balzo degli anni ’75 e ’76 con la seg­rete­ria di Enrico Berlinguer. Dalla tri­buna dell’ XI Con­gresso (Roma, gen­naio 1966), Longo pone il prob­lema del rap­porto tra coscienza reli­giosa e social­ismo for­nendo, tra l’altro, un per­son­ale con­trib­uto allo sviluppo della teo­ria dello Stato: “Siamo con­vinti che, in questa fase stor­ica, una pro­fonda coscienza cris­tiana è por­tata ad entrare in con­trad­dizione ed in con­flitto con le con­dizioni di sfrut­ta­mento e di lim­i­tazione della lib­ertà e della dig­nità della per­sona, pro­prie della soci­età cap­i­tal­is­tica e ad aprirsi, per­ciò, alle idee social­iste. Noi riaf­fer­mi­amo che siamo per l’assoluto rispetto della lib­ertà reli­giosa, della lib­ertà di coscienza, per cre­denti e non cre­denti, per cris­tiani e non cristiani……siamo per uno Stato effet­ti­va­mente e asso­lu­ta­mente laico. Come siamo con­tro lo stato con­fes­sion­ale, così siamo con­tro l’ateismo di stato”.

Dalla stessa tri­buna lan­cia la pro­posta di costru­ire assieme alle forze demo­c­ra­tiche, senza pre­ven­zioni né dog­ma­tismi, “una nuova soci­età, lib­er­ata dalla guerra, dallo sfrut­ta­mento e dall’indigenza” poiché “la nuova soci­età social­ista sarà non solo quale la vogliamo noi comu­nisti, ma anche quale la vor­ranno quanti con­tribuiranno alla sua edi­fi­cazione … La più salda unità delle forze operaie social­iste, antifas­ciste, non è in alter­na­tiva con l’unità delle forze demo­c­ra­tiche cat­toliche, né in alcun modo la con­trad­dice o l’esclude. Anzi, la sol­lecita, la favorisce, e la com­prende”.

IL SES­SAN­TOTTO – L’AUTUNNO CALDOLA STRATE­GIA DELLA TENSIONE

Longo, più tardi, esprimerà ris­erve e dubbi sulla oppor­tu­nità e valid­ità della for­mu­lazione “com­pro­messo storico” data in un sag­gio su Rinascita da Enrico Berlinguer (dopo il san­guinoso colpo di stato cileno del 1973) per esprimere la tradizionale polit­ica di intese e di col­lab­o­razione con tutte le forze demo­c­ra­tiche per la direzione polit­ica e sociale del Paese. Berlinguer, prima del colpo di stato, aveva già affer­mato (XII Con­gresso, 1972) che “in un paese come l’Italia, una prospet­tiva nuova può essere real­iz­zata solo con la col­lab­o­razione tra le grandi cor­renti popo­lari: comu­nista, social­ista, cat­tolica. Di questa col­lab­o­razione l’unità della sin­is­tra è con­dizione nec­es­saria, ma non suf­fi­ciente”.

Dopo il sof­fo­ca­mento della democrazia cilena ad opera di Augusto Pinochet amplia la rif­les­sione: “in un paese cap­i­tal­ista d’Occidente non è per nulla suf­fi­ciente aver ottenuto una risi­cata mag­gio­ranza par­la­mentare … per aprire una facile strada all’instaurazione di una via nazionale al socialismo”.

Per Berlinguer ci vuole altro, “alleanze più larghe con tutti gli strati e con tutti i ceti che con­tano in un paese”.

L’errore di Sal­vador Allende era stato quello di “non aver cre­ato, o di non essere rius­cito ad ottenere, l’adesione della democrazia cris­tiana locale”.

Agli inizi del 1965 la situ­azione inter­nazionale si aggrava dopo che nel Viet­nam del Nord sono iniziati i bom­bar­da­menti indis­crim­i­nati senza nep­pure l’atto for­male della dichiarazione di guerra da parte degli Stati Uniti.

Tra il 1967 e 1968 esplode in Italia il Movi­mento Stu­den­tesco che immette sulla scena polit­ica nuovi soggetti e che si afferma a liv­elli di massa rius­cendo a col­le­garsi con la spinta paci­fista dei cam­pus uni­ver­si­tari amer­i­cani con­tro la bar­barie della guerra nel Viet­nam, con i sus­sulti del mondo sudamer­i­cano per sot­trarsi al dominio di oli­garchie cap­i­tal­is­tiche sostenute dagli USA che avranno nella morte di Ernesto Ché Gue­vara il loro punto di mag­giore parte­ci­pazione emo­tiva, con la cosid­detta riv­o­luzione cul­tur­ale cinese (“sparare sul quartier gen­erale”), con la grande espe­rienza del “mag­gio francese”, cui la borgh­e­sia francese farà muro attorno al gen­erale Charles De Gaulle.

Il som­movi­mento del ’68 segna un’era che porta con sé il capo­vol­gi­mento di tutta la con­cezione della vita, mod­i­fica punti di vista e con­sue­tu­dini con­sol­i­date e si pone come grande moto di lib­er­azione che porta alla rib­alta l’esigenza di mil­ioni di gio­vani di fare polit­ica e di par­lare di polit­ica. Un cro­gi­olo di emozioni, di sper­anze, di utopie, di aspet­ta­tive, di voglia di cam­biare che non è imme­di­ata­mente com­preso dalle forze politiche ital­iane e nep­pure dal Pci che inizial­mente ne resta dis­ori­en­tato e sostanzial­mente ostile. Longo si riv­ela invece attento, disponi­bile e aperto al con­fronto par­i­tario con gli stu­denti ed i con­tes­ta­tori. Spinge per­ciò il Par­tito a com­pren­dere orig­ini, sig­ni­fi­cato e por­tata di quanto sta acca­dendo uti­liz­zando con rig­ore il metodo marx­ista dell’analisi dif­feren­zi­ata (com­pren­dere prima di agire, attra­verso l’analisi conc­reta delle situ­azioni con­crete) ed una con­cezione volter­ri­ana nei rap­porti sociali e politici (toller­anza e rispetto delle idee altrui). E’ attento e pronto ricet­tore delle istanze di novità pre­senti nel tes­suto della soci­età ital­iana e chiama il Pci a sostenere e favorire il processo di ricom­po­sizione tra le istanze della riv­olta stu­den­tesca e le lotte operaie. Questa azione, che porterà Enrico Berlinguer a definirlo “Uomo dell’unità”, avrà suc­cesso già nelle elezioni del mag­gio 1968 (aumento di 1 mil­ione di voti) e pro­durrà, dopo l’autunno caldo del 1969, una serie pro­gres­siva di con­quiste sin­da­cali e sociali ed un avan­za­mento della democrazia nel Paese.

Le lotte operaie del 1969 rimet­tono in gioco la natura stessa dello sviluppo eco­nom­ico nel Paese. La risposta alle lotte dei lavo­ra­tori ed all’estensione della democrazia sarà la “strate­gia della ten­sione” con il suo tragico avvio il 12 dicem­bre 1969, a Milano, nella Banca Nazionale dell’Agricoltura (strage di Piazza Fontana).

In questa strate­gia con­ver­gono provo­cazioni fas­ciste, inter­vento autori­tario di set­tori dello stato, manovre ever­sive, involuzione reazionaria dei socialde­mo­c­ra­tici, inet­ti­tu­dine dei gov­erni, ambi­gu­ità di impor­tanti set­tori della democrazia cris­tiana. Si svilup­pano così due ten­sioni di segno diverso, il “nero” che tende a soluzioni golpiste, il “rosso” che vagheg­gia soluzioni riv­o­luzionarie; entrambi pun­tano “a liq­uidare le forme della democrazia polit­ica e a provo­care una guerra civile” (Adal­berto Minucci).

In seguito all’intervento delle truppe del Patto di Varsavia in Cecoslo­vac­chia (21 agosto 1968), Longo esprime con durezza il dis­senso e la riprovazione dei comu­nisti ital­iani per un inter­vento che “calpesta i prin­cipi lenin­isti di uguaglianza fra i popoli e i par­titi, di rispetto della integrità ter­ri­to­ri­ale, della indipen­denza, sovran­ità e non ingerenza”. Il “nuovo corso” di Dubcek è, infatti, pien­amente con­di­viso e sostenuto da Longo e dal suo par­tito. In quel peri­odo denun­cia le dis­tor­sioni nello sviluppo eco­nom­ico e indus­tri­ale del Paese con un ruolo non coer­ente delle Parte­ci­pazioni Statali che sac­ri­f­i­cano le diret­tive social­iz­za­trici dell’economia per trasfor­marsi in gestori d’imprese e di cap­i­tali acquisendone la log­ica di campo. E’ una sev­era crit­ica ai gov­erni ma anche al Psi che dal 1962 è entrato nel gov­erno di cen­trosin­is­tra in posizioni sostanzial­mente sub­al­terne. I temi del rap­porto con i cat­tolici e con i movi­menti, il ruolo dei par­titi politici in gen­erale e del Pci in par­ti­co­lare, sono ripresi e svilup­pati con forza nel Con­gresso di Bologna (feb­braio 1969) nel quale con­tinua (come già avvenuto nel prece­dente Con­gresso) una rif­les­sione sugli effetti pos­i­ti­va­mente prodotti nel campo cat­tolico dall’eredità las­ci­ata da Gio­vanni XXIII (19581963) con l’enciclica “Pacem in ter­ris” e con l’avvio del Con­cilio Ecu­menico Vat­i­cano II. Papa Ron­calli (che aveva tolto la sco­mu­nica sui comu­nisti emessa da Pio XII) aveva riv­o­luzion­ato il giudizio e l’atteggiamento dei suoi pre­de­ces­sori nei con­fronti dei par­titi di ispi­razione marx­ista, con affer­mazioni che erano al tempo stesso una chiara indi­cazione per i cat­tolici: “…incon­tri e col­lab­o­razioni un tempo vietati sono e pos­sono diventare utili o addirit­tura doverosi per il bene della comu­nità nazionale”. Ed ancora: “La Chiesa, pur resp­in­gendo in maniera asso­luta l’ateismo, tut­tavia riconosce sin­ce­ra­mente che tutti gli uomini, cre­denti e non cre­denti, deb­bano con­tribuire alla retta edi­fi­cazione di questo mondo, entro il quale si trovano a vivere insieme: il che non può avvenire cer­ta­mente senza un sin­cero e pru­dente dial­ogo”.

Da parte sua Longo entra su questi argo­menti “Comu­nisti e cat­tolici manchereb­bero alle pro­prie respon­s­abil­ità se non sapessero bru­ciare dif­fi­denze e pre­ven­zioni non solo del pas­sato ma anche del pre­sente, per con­tribuire a costru­ire una soci­età nuova”.

A propos­ito del ’68: “Oggi l’Italia è un paese vivo, con una grande ten­sione polit­ica, ide­ale e morale. Com­pren­di­amo, fac­ciamo nos­tre le insof­ferenze e le impazienze delle gio­vani gen­er­azioni … non pen­si­amo affatto che tutto possa o debba ricon­dursi al movi­mento ed alla spinta dal basso… Né siamo per qual­si­asi movi­mento pur che sia e comunque si man­i­festi, in una con­cezione spon­taneis­tica della lotta delle classi”.

Sul ruolo, fun­zione e carat­ter­is­tica del par­tito comu­nista Longo pre­cisa: “Né eri­giamo il nos­tro par­tito ad esclu­sivo rap­p­re­sen­tante, ad unico garante, delle masse in movi­mento … il par­tito è parte, forza di com­bat­ti­mento: non può pre­fig­u­rare l’intera soci­età, non può porsi –nep­pure poten­zial­mente– come stato social­ista”. Longo invita a non cadere in una visione inte­gral­is­tica e a riven­di­care, invece, una laic­ità dello stato, una laic­ità del par­tito, una soci­età social­ista su basi demo­c­ra­tiche: ” … non c’è social­ismo se non c’è democrazia ma non c’è com­pi­uta democrazia se non c’è social­ismo”.

Nel 1972, a seguito di ripetuti prob­lemi fisici, las­cia la seg­rete­ria, indica in Enrico Berlinguer il pro­prio suc­ces­sore ed assume la pres­i­denza del Pci. Fonda­tore e Diret­tore del set­ti­manale “Vie Nuove”, autore di numerosi saggi e studi fon­da­men­tali sul movi­mento di lib­er­azione ital­iano, muore a Roma il 16 otto­bre 1980.

Ricerca curata da Pier­carlo Alber­tosi – 2004

Fonti: sito inter­net dell’Anpi; “Riv­o­luzionaria pro­fes­sion­ale”, di Teresa Noce, editrice Aurora; “Da Gram­sci a Berlinguer: la via ital­iana al social­ismo attra­verso i con­gressi del PCI”, Edi­zioni del Cal­en­dario; “Sulla via dell’Insurrezione Nazionale” di Luigi Longo, Edi­tori Riu­niti; “Luigi Longo:dal social­fas­cismo alla guerra di Spagna”, di Carlo Sali­nari, Teti edi­tore; “Sto­ria dell’Italia par­ti­giana” di Gior­gio Bocca, A.Mondadori; “Sto­ria dei sin­da­cati in Italia”, di Gian­franco A.Bianchi, Edi­tori Riu­niti; “Sto­ria del Par­tito Comu­nista Ital­iano”, di Paolo Spri­ano, Edi­tori Riu­niti; “La resistenza ital­iana”, di Leo Valiani; “I cen­tri diri­genti del Pci”, di Luigi Longo, Edi­tori Riu­niti; “Il Pci e la guerra di lib­er­azione”, di Pietro Sec­chia; “Social­ismo e movi­menti popo­lari in Europa”, di Alfredo Luciani, Mar­silio Editori.